due chiacchiere con vitamina project

La diretta Facebook non è mai stata presa in considerazione finché non siamo stati costretti a stare a casa. E così moltissime persone, causa appunto questa restrizione, si è reinventata facendo dirette di ogni argomento. Così anche a me è stato chiesto, come rappresentate italiano di SafariZimbabwe, di far due chiacchiere grazie agli amici di Vitamina Project che mi hanno invitato nella loro trasmissione “Exploratorium”. Giovedì 30 aprile è così andata in onda questa chiacchierata di un’ora e mezza tradotta anche per gli amici spagnoli.

Giulia e Rocco, i protagonisti del progetto Vitamina, sono professionisti del settore viaggi lavorando in varie collaborazioni con molti enti italiani e non attraverso servizi e il loro Blog. Specializzati in America Latina, hanno voluto creare questa trasmissione proprio per condividere sui loro canali e con le persone che li seguono, anche altre aree proprio per "Esplorare" anche altre zone del nostro bellissimo pianeta.

Qui sotto troverete quindi il video completo della diretta e i link per conoscere meglio Vitamina Project.

Ma di cosa abbiamo parlato?

Voglio scrivere alcuni punti chiave per riprendere un pò il discorso e magari mettere qualche nota extra a questa nostra chiacchierata:

  • Il primo punto della nostra conversazione è come sono arrivato in Zimbabwe, nel gennaio 2011. Allora, solo per questo punto mi servirebbero almeno 3 articoli di blog, vi sintetizzo tutto in questa intervista QUI, ma brevemente sono, anzi siamo (io e mia moglie) arrivati in Zimbabwe dall’Alaska. Si perché nel 2010 ci siamo licenziati, abbiamo venduto tutto ciò che avevamo e siamo partiti tenda e zaino in spalla per l’Alaska, viaggiando fino alla California e ritorno per godercela d’inverno facendo lavoretti qua e la per poter proseguire il cammino. Li, tramite una serie di fortunati eventi siamo stati messi in contatto con un medico missionario italiano che lavorava in Zimbabwe da anni e necessitava di un logista (io) e una contabile (mia moglie) per progetti specifici in ospedali rurali nel nord est del paese, e così abbiamo colto l’occasione ed eccoci arrivati in Zimbabwe. Durante gli anni che abbiamo vissuto in Zimbabwe, ho avuto l’occasione di accompagnare molte persone (medici e volontari italiani) a fare un “giro per il Paese” e conoscendo le realtà turistiche per cui lavoro e collaboro tutt'ora facendo nascere questo progetto nel 2016.
  • Il secondo punto trattato è stato un pò sull’Africa in generale, ma essendo un argomento che necessita di approfondimento vi rimando al link dell’articolo dettagliato QUI che vi porta alla scoperta dei Paesi principali turisticamente parlando. Aggiungo solo una cosa: l’Africa NON è un Paese ma un CONTINENTE e bello grande con una varietà di climi, ecosistemi, popoli, culture, lingue, religioni e situazioni davvero troppe per essere contate. Quindi non generalizziamo quando parliamo di Africa, anche se è difficile, cerchiamo di sforzarci.
  • Ho fatto una piccola nota sulle temperature e quando andare in Zimbabwe visto che molte persone credono che faccia sempre caldo. In realtà l’inverno australe (giugno, luglio, agosto fino a settembre) sa essere molto freddo, raggiungendo anche i 2 o 3 gradi di notte. Ecco QUI l’articolo in dettaglio.
  • La domanda classica: Zimbabwe o Botswana? Anche QUI c’è un articolo dedicato, ma brevemente posso sintetizzare così: chi sceglie il Botswana lo fa per vedersi la natura, gli animali e chi cerca un Safari al solo scopo naturalistico, chi invece sceglie lo Zimbabwe è per chi desidera un Safari più vario toccando sì la natura e gli animali (circa il 50% del viaggio) ma anche paesaggi, panorami diversi tra loro con storia, cultura, contatto con la popolazione e un giorno mai uguale ad un altro scoprendo diversi aspetti che non sia solo legato agli animali.
  • Un punto interessante trattato riguarda la durata dei Safari (in generale) ed il mio consiglio è quello di non scendere sotto i 10 giorni (a terra, esclusi di volo) perché questo angolo di Globo va vissuto con calma, e va dato il giusto tempo per ambientarsi e vivere il Paese, ma se si tratta di safari naturalistico è importante avere il tempo di cercare e godersi gli animali con calma osservando la natura e la bellezza senza fretta adattandosi al suo ritmo.
  • Le attività che si svolgono cambiano dalla Nazione scelta e cosa una persona desidera fare. Ma nello specifico del Safari fotografico si sale sui comodi sedili del 4x4 dei Ranger o della Guida che ci porta, cercando, a vedere gli animali nel loro habitat naturale (Parchi Nazionali). Altre attività sono legate alla natura sono i Walking Safari (sopratutto in Zimbabwe) fatti sempre con gli appositi permessi e le guide, oppure i safari in canoa o i safari in Mokoro (imbarcazione tipica del Botswana) oppure andando a scoprire siti storici, archeologici o le pitture rupestri a piedi. In Zimbabwe, per chi desidera, possiamo recarci nei villaggi per incontrare i loro abitanti, sempre con rispetto.
  • Mi avete anche chiesto nello specifico le etnie dello Zimbabwe. Anche QUI trovate un articolo dedicato, essendo un paragrafo molto dettagliato. Le due principali, sono gli Shona e gli Ndebele. Io personalmente non parlo nessuna lingua, ma mastico qualche frase basilare di Shona e mi dispiace aver dimenticato quanto imparato durante il mio lungo periodo nelle zone rurali.
  • Abbiamo parlato delle Vic Falls, o meglio delle Cascate Vittoria. Anche QUI trovate un articolo dedicato. Chiaramente parliamo di una delle Sette meraviglie del Mondo Naturale, una di quelle cose da vedere assolutamente una volta nella vita. Sono divise tra Zambia e Zimbabwe, un fronte d’acqua (con portata d’acqua non costante, dipende dalle stagioni) di 1700 metri e un’altezza di 108 metri, il doppio delle Niagara. Tutto intorno, sulle rive del fiume Zambesi che forma appunto le cascate, troviamo una natura rigogliosa e ricca di animali.
  • Abbiamo parlato anche di caccia e bracconaggio. Purtroppo un tema delicato che avrebbe bisogno di spazio. Ma purtroppo in questi Paesi la caccia è legale, nelle riserve private sopratutto, ed ogni nazione ha regole a se; ma è legale e la gente paga (moltissimo) per poter fare questa attività legalizzata. Noi NON trattiamo questo tipo di turismo (e non lo condividiamo assolutamente) che purtroppo prende una fetta molto grande degli introiti turistici annuali di queste nazioni restando quindi un’ottimo business a livello economico. Il bracconaggio è una piaga che sta portando via molte specie, ma il bracconiere non è solo il mercenario (purtroppo ancora tanti) che arriva da chissà dove, molti problemi si hanno anche con le comunità locali che uccidono per mangiare (solitamente antilopi) oppure per difendere il bestiame dai predatori. Ci sono molti progetti per educare e reintrodurre alcune specie o aiutare quelle esistenti a non estinguersi, non è facile ma bisogna aver speranza.
  • Mi chiedete se sono una guida. NO io NON sono una guida e lo spiego al minuto 58 (circa) del video. Il motivo è che io non ho i requisiti per esserlo ne le competenze, visto che in questi Paesi (sopratutto Zimbabwe e Botswana) le regole e le leggi per essere guida sono estremamente severe creando guide di altissimo livello. Questo è anche uno dei motivi di nascita del progetto, che vuole valorizzare queste guide e dare loro lavoro, perché crediamo che solo nello sviluppo di un economia locale e di un impiego di personale locale, un paese possa continuare la sua strada verso il futuro. Quindi, quando arriviamo nel Paese per il viaggio, ci sarà sempre una Guida con noi che ci accompagna tutto il viaggio (come ad esempio in Botswana) o che troviamo per le diverse attività scelte (come ad esempio in Zimbabwe).
  • Un’altra domanda tecnica è: quante persone consigli per un safari? Qui si aprono dibattiti. Chiaramente meno si è più ci si gode il viaggio, ma più costa. Vi ricordo che l’Africa in generale (qui posso generalizzare) non è un continente low-cost per questo tipo di attività. Solitamente il mio consiglio è quello di 6-8 persone come “ideale”. Poi dipende se ci si consce o meno. Ci sono i viaggi famigliari o privati di 2-3-4 partecipanti o quelli di gruppo oltre 12 persone che risulta vincente per quanto riguarda prezzo, affiatamento e divertimento.
  • Tenda o lodge? Questa è un’altra domanda classica che mi fate. Per me il Safari è SOLO TENDA. Chiaramente capisco le esigenze di tutti e quindi si offrono svariate opzioni. In Botswana, per esempio, si cerca di consigliare un viaggio in tenda perché si pernotta all’interno dei parchi. Le tende hanno tutti i comfort del caso, con letti, toilette, bagni e quant’altro, ma l’esperienza che si vive “sacrificando” qualche piccolo comfort per qualche giorno è indescrivibile. In Zimbabwe invece, chiaramente consiglio la tenda, ma vista la varietà del viaggio e le strutture comode a disposizione, vedo che i nostri ospiti preferiscono pernottare in strutture. Negli altri paesi c’è la scelta che si vuole, in fondo si trovano tutte le soluzioni desiderate per tutte le tasche.
  • Cambiamo decisamente argomento e parliamo di volontariato. Qui voglio innanzitutto suddividere in volontariato naturalistico e volontariato umanitario. Del primo, io personalmente, conosco poco. Conosco qualche struttura o qualche organizzazione che fa questo tipo di attività ma io, a parte qualche ora insieme, non ho mai avuto altro tipo di contatto. Del volontariato umanitario diciamo che aver lavorato per qualche anno al servizio di ospedali rurali dello Zimbabwe mi ha sicuramente aiutato a fare esperienza che, ancor oggi quando mi è possibile, porto a chi desidera avere la mia consulenza (sul campo). Personalmente ho solo avuto a che fare con realtà locali, magari in alcune c’è un missionario europeo (o italiano nel nostro caso), ma che vive sul posto e dedica la sua vita a quella attività ed è inserito nella comunità. Voglio subito spiegarvi un mio piccolo pensiero: innanzitutto vi chiedo di togliervi dalla testa l’idea di salvare il mondo (o l'Africa in questo caso), capisco per molte persone l’entusiasmo, ma il discorso è molto ampio. Sognare si, ma questo è un tema delicato. Il partire per due settimane, aiuta solo se stessi a fare un’esperienza e capire dove si è arrivati, ma due settimane non sono niente che è già ora di tornare a casa. Fare del volontariato serio, o ci si dedica del tempo (tanto e quantificarlo è difficile ma direi sopra almeno i 6 mesi), oppure si fa un’esperienza che va benissimo sia chiaro, ma è fine a se stessa sapendo che è più per se stessi che per il prossimo. Poi dipende da un fattore importante: il progetto. Ci sono delle eccezioni che funzionano come ad esempio dei progetti mirati (il fattore tempo qui è meno importante), ma se vogliamo veramente fare qualcosa di concreto dobbiamo dedicare del tempo, tanto, da poter condividere il nostro sapere con il loro e viceversa, dando l’opportunità ad entrambi di crescere ed imparare insieme, solo così si entra nelle comunità e mattone dopo mattone si porta quel qualcosa che si sperava. Ma voglio ricordare una cosa per me fondamentale: solo chi “investe” e condivide con le persone locali ne esce vincitore.

Gli argomenti trattati sono stati moltissimi e in così poco tempo siamo riusciti a fare una bella chiacchierata. Bisognerebbe fare dei focus per approfondire certi argomenti che suscitano più interesse. Abbiamo parlato molto anche di animali e dei famosi Big5, sempre ambiti durante i Safari, per questi articoli vi consiglio di visitare il mio Blog o il canale YouTube dove trovate sicuramente articoli più dettagliati e curiosi. Grazie a Vitamina Project per questa bella esperienza e per aver tirato fuori tutti questi temi che sono sempre molto interessanti da condividere.