Il popolo Shona e Ndebele

In Zimbabwe vivono circa 14 milioni e mezzo di abitanti, suddivisi principalmente in due grandi etnie: il popolo Shona (circa il 60% della popolazione) e il popolo Ndebele (circa il 20% della popolazione). Entrambe di provenienza Bantu (il significato di Bantu è umanità), ma dalla storia diversa e articolata. Il restante 20% della popolazione è suddiviso in diverse etnie minori come i Tonga o Batonga, che vivono lungo le rive dello Zambesi e del Lago Kariba abili intagliatori di legno, famosi fumatori di pipe e costruttori di capanne a palafitta, i Chewa che provengono dalle zone confinanti con Mozambico e Zambia ma sopratutto provenienti dal Malawi e che si sono insediati nel Paese. E i bianchi provenienti da stirpe anglosassone ormai stimata circa al 3%. Oltre ad asiatici ed altri piccoli ceppi di immigrati, restano moltissime altre etnie minori relegate in zone geografiche precise degne di uno studio antropologico mirato e dettagliato.

In questo articolo scopriamo quindi le due principali etnie che compongono la popolazione dello Zimbabwe ovvero gli Shona e gli Ndebele. Per semplificarvi le cose tracciamo una linea immaginaria da nord a sud dividendo lo Zimbabwe a metà: gli Shona vivono nella parte est e gli Ndebele nella parte ovest. Anche se la situazione non è così netta, è un modo semplice per capire meglio la situazione geografica.

shona

Gli Shona, vivono sugli altipiani centrali ed orientali dello Zimbabwe fino ai confini con Zambia, Mozambico e Sudafrica e, in alcuni casi, anche oltre confine. La lingua parlata, di origine bantu, è il Kishona (o semplicemente Shona) che si suddivide poi in diversi dialetti come il nambya, nadu e il manyka.

Conosciuti storicamente come Karanga sono abili commercianti e ottimi artigiani. Gli Shona vivono di allevamento ma sopratutto di agricoltura come il mais, principale fonte di cibo. Ma coltivano anche molti frutti e ortaggi, che compongono il loro piatto tipico: la Sadza. Una polenta di mais bianco abbinata a della verdura simile agli spinaci (Muriwo) e alla carne (Nyama) stufata con cipolle e pomodoro.

Un popolo molto pacifico e tranquillo ha nell’arte la sua espressione maggiore: sono infatti le sculture di pietra (sopratutto su granito e pietra saponaria ma anche su altri minerali) famose in tutto il mondo, a dare notorietà al popolo Shona. Non è raro infatti imbattersi in moltissimi artisti, anche nei villaggi, che scolpiscono la pietra. Anche la danza, come in molti popoli africani, è il centro della loro cultura ma è forse il canto a rendere gli Shona più famosi con moltissimi artisti di fama internazionale. Lo strumento principale è la Mbira, composto da una tastiera (di diverse varianti) di metallo o legno incastonate in una cassa di risonanza. Harare (la capitale dello Zimbabwe) è infatti famosa e punto di riferimento per la musica dell’Africa australe.

Il villaggio Shona è formato da un insieme di capanne (solitamente rotonde) leggermente rialzate fatte di mattoni d’argilla artigianali e tetto in paglia, dove ogni costruzione è una stanza. Tra le costruzioni si forma un cortile, vero e proprio fulcro dell’abitato e un fazzoletto di terra per coltivare. Questo gruppetto di capanne è adibito solo per una famiglia o comunque per i componenti della famiglia più stretti. A distanza poi si formano altri nuclei famigliari con le loro capanne e fazzoletti di terra e così via. Nella cultura Shona predilige la poligamia, quindi le capanne sono così formate (dipende comunque dalla ricchezza della famiglia) capanna principale è la cucina, poi c’è la capanna dell’uomo, la capanna della prima moglie, la capanna dei figli (o anche figli e quella per le figlie), la capanna per la seconda moglie, per la terza moglie…il pollaio e il magazzino. Ma dipende molto dalla ricchezza della famiglia. Il capo villaggio o meglio, il capo area, vive in questo insieme di capanne solitamente più rialzato rispetto le altre proprietà.

Una particolarità è il pagamento della Lobola, una tassa che lo sposo deve dare al padre della sposa, precedentemente concordata, al momento delle nozze, spesso pagata in capi di bestiame.

La religione è credere in un Dio creatore (Mwari), e molto sentito è il culto degli antenati e dei morti. Moltissime sono infatti le cerimonie per ricordare chi non c’è più. Una figura molto importante è il Mhondoro un medium degli spiriti. La magia e il mistico sono un aspetto importante per gli Shona. Ad oggi la religione spesso è mescolata con moltissime altre religioni cristiane, e si trovano moltissime chiese protestanti e diverse sette con diversi credo.

Infine voglio parlarvi dei Totem, che sono fondamentali per gli Shona. I totem sono per lo più come dei soprannomi, solitamente di animali, che vengono tramandati di generazione in generazione dalle famiglie. I legami che però si creano attraverso questi totem sono fortissimi anche tra persone che non sono imparentate (di sangue) tra loro ma portano lo stesso totem. Molte credenze e aspetti mistici riguarda il totem che ancor oggi viene usato e sentito da gran parte della popolazione.

ndebele

Gli Ndebele sono il secondo popolo, per numero, che abita lo Zimbabwe e si sono stabiliti tra i confini della vecchia Rhodesia solo nell’800. Infatti sono un’etnia Bantu ma provengono dagli Zulù, famosa etnia che abita il Sudafrica. Si sono stabiliti nella parte ovest dello Zimbabwe chiamato Matebele Land sopratutto attorno all’abitato di Bulawayo (seconda città dello Zimbabwe) fino a raggiungere poi Hwange e le Cascate Vittoria. Storicamente, essendo abili guerrieri, hanno sconfitto gli Shona e per questo nella storia moderna dello Zimbabwe sono stati spesso sottomessi e poco considerati.

La lingua parlata dagli Ndebele è l’ndebele molto vicina appunto ai cugini sudafricani visto l’uso dello schiocco della lingua.

Abili artigiani, sopratutto di pelli e metallo, gli Nbebele sono più allevatori e cacciatori ma anche agricoltori e raccoglitori. Il loro piatto tipico è formato sempre da una polenta di mais con la carne o con la frutta raccolta. Vivendo in una zona più desertica, rispetto gli Shona, l’agricoltura è molto complessa e difficile per questo popolo.

Anche gli Ndebele hanno la loro forma d’arte, vicina ai cugini sudafricani, si tratta di pittura murale. Troviamo infatti moltissime capanne decorate con colori sgargianti o con disegni molto interessanti sia geometrici che raffigurativi.

Il villaggio Ndebele è costituito anche qui da un gruppo di capanne famigliari a pianta circolare o anche quadrata e un fazzoletto di terra. I vari gruppi di capanne sono distanziati tra loro. Quello che spicca maggiormente è la differenza di materiali usati. A differenza degli Shona, gli Ndebele usano incroci di rami e terriccio fangoso. Questo porta ad una differenza strutturale soprattutto nel tetto: se per gli Shona è autoportante (le mura sono robuste), per gli Ndebele deve appoggiare su pali di legno che creano una piccola veranda intorno alla capanna. Infine, un’altra differenza, sta nella recinzione di tutto il gruppo case, formato da robusti e spinosi rami intrecciati per difendersi dagli animali selvatici e proteggere anche i propri animali da cortile e il bestiame.

La gerarchia è fondamentale nel popolo Ndebele e la si nota sopratutto nel vestiario. Anche se il colonialismo ha portato via molte tradizioni, negli abiti sono rimasti molti segni che ancor oggi ritroviamo. Abili lavoratori di pelli si vestono, sopratutto i guerrieri, ricchi di ornamenti di piume o pelli di animali con collane e bracciali fatti di ossa, perle di vetro o metallo. Le donne invece con grembiuli le più giovani o gonne di pelle di bue se sposate. Spesso però è il mantello, di pelle per le alte cariche gerarchiche oppure di stoffe coloratissime, a rendere particolare il modo di vestire Ndebele. La creazione di ornamenti come bracciali, collane o altre particolarità è sicuramente un dettaglio importante per il modo di vestire di questo popolo.

Anche la religione degli Ndebele rappresenta un pò quella degli Zulu, credendo ad un unico Dio creatore. Ma è negli spiriti e negli antenati la vera credenza sentita di questo popolo.

Chiaramente è difficile spiegare un etnia in poche righe, ma volevamo dare un entità ai popoli che si incontrano lungo le strade di un viaggio in Zimbabwe. La storia del Paese, sopratutto quella più recente, ha sicuramente influito molto su questa gente che ha perso moltissime tradizioni. È più facile infatti trovare una persona giovane che conosca la Premier League che le proprie origini, usi e costumi, il che rende la situazione triste e un futuro incerto.