bufalo nero africano

In questo articolo andiamo a scoprire e conoscere un animale spesso sottovalutato e poco considerato: il bufalo nero africano. Assieme ad Alice scopriamo qualche curiosità interessante di un grande mammifero che abbiamo spesso la fortuna di incontrare durante i nostri safari, soprattutto nel parco di Mana Pools in Zimbabwe, nel Delta dell’Okavango e nel Chobe in Botswana dove contare più di 2-300 esemplari per mandria è abbastanza comune. Ma anche a Hwange, sempre in Zimbabwe, o in tantissimi parchi africani sicuramente si ha la fortuna di poter incontrare lo sguardo del bufalo che ti guarda con semplicità dritto negli occhi, ma che celano un animale bizzarro ma sopratutto imprevedibile.

Il bufalo, un’altro esemplare legato ai famigerati Big 5 (i 5 trofei di caccia più ambiti durante i safari dell’epoca coloniale) è un erbivoro molto grande, arrivando a pesare 6/700 kg, quanto delicato. Facilmente si può ammalare e così vive in simbiosi con la bufaga, un uccello che si aggrappa al suo pelo o pelle e si nutre dei parassiti che trova. È l’unico bovino selvatico africano, viene chiamato “Bufalo Cafro Africano”, e vive in mandrie numerose superiori a centinaia di unità vicino ai corsi d’acqua o alle pozze, dove può facilmente trovare cibo ed acqua. Il bufalo, come tantissimi altri erbivori delle savane africane è un animale gregario (il numero fa la forza); la mandria principale è suddiviso in sotto-mandrie, composte da individui (generalmente femmine) con legami di sangue più pronunciati; durante i periodi di abbondanza la mandria si divide in piccoli sottogruppi, data la grande disponibilità di risorse, tornando ad unirsi in un unico grande gruppo nella stagione secca, o dai movimenti migratori. I bufali non siano animali territoriali, gli spostamenti sono dovuti ad un’attenta ricerca del cibo ed avvengono quasi sempre all’interno di un home range ben noto e famigliare, che in generale non coincide con home ranges di altri gruppi di bufali. Queste home ranges hanno una grandezza variabile, dipendentemente da cibo e accesso all’acqua. I movimenti dei gruppi sono determinati da specifici individui, i cosiddetti “pathfinders” (coloro che trovano la strada); questi individui non sono necessariamente quelli dominanti all’interno di un herd, ma agiscono da leaders nella ricerca di cibo e sostanze nutritive. Ogni sotto-gruppo all’interno del gruppo ha il suo pathfinder che ha funzione di guidare il piccolo branco nei rari momenti di divisione dal branco centrale.

Generalmente il bufalo dà alla luce un solo cucciolo dopo circa un anno di gestazione (circa 340 giorni) capace di mettersi in piedi pochi minuti dopo la nascita, solitamente nel periodo delle piogge quando l’erba è abbondante e fresca. Alcuni maschi, invece, sono più solitari e quindi anche più aggressivi, anche se in generale resta un animale imprevedibile e quindi considerato pericoloso proprio per questo motivo, e la forza non gli manca di sicuro, calcolando che può arrivare anche ad una velocità di circa 40-45 km/h. Sono il cibo preferito dei leoni che spesso provano ad organizzarsi in un attacco al bufalo ma spesso senza successo. L’arma di difesa di massa di questo animale, e la solidarietà tra i singoli esemplari che corrono in aiuto del mal capitato, porta spesso i leoni ad arrendersi o a ferirli anche gravemente.

Passano l’intera giornata e notte a cercare l’erba brucando quasi metà della loro esistenza, visto che un bufalo può vivere circa 18-24 anni immaginate quanto tempo passa a brucare. Il bufalo è molto sensibile al caldo: per evitare un’eccessiva esposizione al sole, le mandrie si cibano presto la mattina e tardi nel pomeriggio, continuando il grazing anche durante le ore fresche della notte. Durante i periodi più caldi della giornata, le mandrie ricercano posizioni ombreggiate dove li si può spesso scorgere nel processo della rimasticazione del cibo già ingerito. La differenza tra maschio e femmina è molto nota nel “casco corazzato” che hanno sopra la testa tra le due corna, anche se il dimorfismo sessuale nei bufali non è molto marcato. Il maschio lo ha più possente ed unito da una borchia o scudo cefalico, visto anche le lotte che nascono per poter avanzare nel gruppo e potersi accoppiare; mentre la femmina lo ha visibilmente separato ed è sprovvista dello scudo.

È capitato molte volte d’essere svegliati poco prima dell’alba e sentire grossi muggiti come lamenti che durano interminabili minuti fino che poi cessano di colpo, decretando la vittoria del predatore, ma non è una cosa scontata. Lungo i fiumi o sulla costa dei laghi si trovano esemplari solitari, molto anziani, che cercano nelle acque basse erba soffice e fresca da poter masticare ormai con enorme difficoltà. In walking safari è forse l’incontro più entusiasmante quando ci si imbatte in una grossa mandria di bufali la situazione si fa seria e reale e quindi l’adrenalina sale, ma rispettando poche semplici regole ci si gode un momento magico degno dei safari africani.

Voglio ringraziare Alice che mi ha aiutato a scrivere questo articolo e che ci ha aiutato a conoscere qualche nozione in più. Alice è una guida professionista che lavora in Africa da diversi anni e la sua collaborazione è preziosa per approfondire entrando in dettagli curiosi. Qui a lato trovate il link al suo blog e al suo profilo Instagram e se vuoi conoscere qualcosa in più su Alice e la sua storia clicca QUI.