Piacere sono Alessio

Piacere, sono Alessio e spesso mi chiedete come sono arrivato in Zimbabwe, quale è il motivo che mi ha spinto ad arrivare in Zimbabwe o come mai faccio questo lavoro. Qualche anno fa Lorenzo, che ha un blog di viaggi, mi ha fatto alcune domande che spero nelle mie risposte di rispondere alle vostre, nel frattempo vi auguro una buona lettura nella speranza di ispirarvi o mettervi ancor di più curiosità:

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Da dove parte la tua storia?

Era il 2010 quando io e mia moglie, sposati da 3 anni, decidiamo di vendere tutto quello che avevamo, licenziarci e con il nostro zaino, la tenda e un piccolo equipaggiamento partiamo per l’Alaska. Il nostro obbiettivo è poter girare il Nord America dedicando molto tempo ai Parchi Nazionali e osservare flora e fauna...senza spendere e guadagnare soldi. Così, dopo innumerevoli avventure, lavoriamo per 3 mesi presso un ranch vicino a Seattle, incontriamo molta gente disposta ad aiutarci che, in cambio di piccoli lavoretti, ci garantiscono trasporti, pasti e pernottamenti.

Rientriamo in Alaska in Dicembre, dopo aver visitato quasi tutto l’ovest degli USA e del Canada, da una famiglia che ci ospita tutto il mese. Un’esperienza magnifica che ci porterà inaspettatamente il mese successivo, per una serie di fortunati eventi, in Zimbabwe! Dalla fredda Alaska (ricordo i meno 35-40 gradi) al caldo e umido Zimbabwe di gennaio con le piogge torrenziali a circa 30-35 gradi.

In Zimbabwe cosa vi aspettava?

Anche in Zimbabwe decidiamo di vivere in cambio di vitto-alloggio e lavoriamo per 14 mesi presso un ospedale rurale ad Est della capitale, collaborando con alcuni progetti sparsi sul territorio. Io mi occupavo della logistica, delle manutenzioni, dei progetti di sviluppo e rinnovamento. Mia moglie gestiva tutta la contabilità e cercava di creare un sistema amministrativo funzionale. Lavorare solo con i locali ci ha permesso di aprire gli occhi su tante cose, ma soprattutto ci ha permesso di entrare in collaborazione con un popolo estremamente pacifico, socievole e ben preparato. Questo ci ha permesso di portare a termine parecchi obbiettivi e la soddisfazione è stata tanta.

Nel frattempo, grazie al mio lavoro di logista, giravo il paese in lungo e in largo tra una consegna e un sopraluogo, iniziando a fare molte conoscenze dei Parchi Nazionali, delle bellezze storiche e culturali di questo Paese davvero incredibile. Avevo l’occasione di accompagnare spesso anche volontari e medici che dall’Italia venivano per un progetto e si ritagliavano qualche giorno per un Safari o una gita.

Purtroppo le politiche interne dello Zimbabwe non sono semplici e la burocrazia non ci aiutò a poter continuare il nostro percorso. Così nel 2012 siamo costretti a rientrare. Attendendo le tempistiche diventiamo genitori e finalmente nel 2014 possiamo tornare in Zimbabwe dove però i prezzi schizzati alle stelle non ci permettono di fare la scelta desiderata.

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Il ritorno in Zimbabwe?

Ricevo una proposta di collaborazione da George titolare di It’s small world, un azienda locale legata al turismo e decido di accettare questa “sfida” non semplice cercando di far conoscere lo Zimbabwe in Italia e creare qualche tour all’interno del Paese assieme alle aziende italiane per cui lavoro.

Da qui poi le cose si sono ampliate: prima la collaborazione con un’azienda del Botswana, dove il Safari in campo tendato wild permette di vivere un viaggio immerso nella natura, specializzandomi così nella gestione di campi tendati mobili, poi il lavoro con Ecoway Travel ed Isola Bianca che spesso mi vedono coordinare e fornire servizi anche fuori dallo Zimbabwe o addirittura fuori dal continente africano.

Cosa offre questa terra di particolare?

Contando ben 5 siti UNESCO (storici e naturali), tutti i Big5, una fauna e una flora che varia moltissimo, quasi tutti gli ecosistemi africani, montagne da 2500 metri con foreste e deserti confinanti al Kalahari, le Cascate Vittoria, fiumi come lo Zambesi e il Limpopo, il lago Kariba e i parchi nazionali tra i più belli e selvaggi d’Africa, i siti archeologici di Great Zimbabwe e Khami Ruins, la cultura e la popolazione Ndebele e Shona di certo questo Paese di cose da offrire ne ha sicuramente nell’intento di accompagnare i viaggiatori che scelgono questa destinazione ad una vera esperienza africana assolutamente fuori dal turismo di massa viaggiando con calma, visitando e prendendo il tempo di vedere, osservare e vivere il viaggio mescolando il tutto con l’incontro e il contatto della popolazione locale.

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Quali sono le tue “conclusioni” parlando di un’esperienza cosi particolare?

Vivere in Zimbabwe è un’esperienza meravigliosa, visto che tra un viaggio e l’altro continuo a collaborare con enti locali legati allo sviluppo soprattutto in ambiti sanitari. E la soddisfazione è molta. La popolazione pacifica e sociale mi permette spesso di viaggiare “all’africana” entrando in contatto con realtà semplici che regalano molto.

Anche se continuo a fare “su e giù”, soprattutto per la famiglia e per le nuove opportunità con Ecoway Travel, ma anche per incontrare e condividere con altre persone la mia esperienze, ormai passo più tempo in Africa meridionale che in Itala e questo mi permette di vivere la vita che ho sempre sognato: libera e sempre con nuove sfide e stimoli per il domani.