khami ruins

Durante il nostro viaggio in Zimbabwe, abbiamo fatto tappa al sito UNESCO di Khami alla scoperta delle rovine dell’antica capitale Butua - Torwa cercando di ricostruire la storia e immaginare cosa poteva essere Khami prima dell’abbandono e del declino. Ma soprattutto cercare di capire i particolari e come si svolgeva la vita quotidiana. I miei ospiti sono rimasti così entusiasti delle rovine e del sito che ho chiesto a loro un resoconto da poter rendere pubblico per coinvolgere i lettori e far capire che in Zimbabwe c’è tanto da scoprire oltre al classico Safari.

Un sentito ringraziamento a Rosa e Domenica per l'articolo

 

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Siamo arrivate a Khami senza tante aspettative, soprattutto dopo esserci entusiasmate esplorando Great Zimbabwe. Invece abbiamo scoperto un luogo inaspettato dove, tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo, si estendeva uno degli antichi regni Shona. E’ conosciuto tra gli storici come Regno Torwa, mentre in Bostwana tradizioni orali lo riportano come Regno Butua e pensano che le origini siano Kalanga. Per visitarlo siamo partite dalla piacevole città di Bulawayo, che merita una sosta di una giornata per i suoi due musei: il Museo di Storia Naturale e quello della Ferrovia (Railway Museum) veramente  imperdibili e unici  in tutto il continente africano.

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Nel piccolo museo all’ingresso del sito archeologico abbiamo scoperto che Khami è un nome derivato dalla lingua Kalanga, nkame, che significa colui che produce latte e forse era riferito alla condizione del re quale capo delle risorse di tutto il regno e quindi anche delle mandrie.

La sua influenza si estendeva in un’area molto vasta e il potere del re era assoluto in quanto  regolava la vita delle popolazioni attraverso riti tradizionali, discorsi politici e sovvenzioni economiche. Inoltre controllava sia le attività agricole sia quelle minerarie sia il diritto di pascolo del bestiame imponendo diritti su tali attività. E’ probabile che anche i commerci locali, regionali ed internazionali fossero controllati dal re.

Khami fu capitale del regno dal 15° al 17° secolo fino a quando fu abbandonata per altri siti a circa 130 km. a nord-est. il fattore dominante fu il controllo delle attività connesse all’agricoltura ed all’allevamento del bestiame e solo in seguito vi fu l’interesse per le miniere e i commercio dell’oroL’area in cui era costruita Khami era ed è importante geologicamente per la presenza di grandi blocchi di granito che con l’erosione del vento e dell’acqua hanno costituito colline ben difendibili e con il territorio circostante molto fertile per la coltivazione di vari cereali e l’allevamento del bestiame.

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Le copiose piogge tra novembre e aprile permettevano tra l’altro alla popolazione e agli animali di vivere senza grossi problemi come in altre zone africane dove la siccità ha sempre provocato grandi disagi e impedito l’ascesa di culture locali. In effetti ci siamo trovati in un’area verdeggiante dove tutto e’ ben segnalato dopo gli interventi avvenuti tra il 2012 e il 2015. Questi hanno permesso di recuperare al meglio le mura, veramente spettacolari, e di ammirare il bellissimo impianto architettonico e urbanistico di Khami.

Indubbiamente l’impulso per questo recupero è dovuto al riconoscimento da parte dell’Unesco avvenuta nel 1986 e alla sua iscrizione nei siti Patrimonio dell’UmanitàChe scoperta le grandiose mura in un bel pomeriggio di aprile! In tutta tranquillità abbiamo scoperto le differenze tra i metodi di costruzione delle mura di Great Zimbabwe e quelli di Khami. Qui venivano costruite delle piattaforme su colline artificiali circondate da enormi mura ognuna con una decorazione diversa: veramente straordinarie alcune di queste, con l’inserimento di roccioni, dopo il restauro.

Siamo rimaste colpite dal fatto che il sito archeologico ha rischiato un’assoluta decadenza, anche se nell’area di Khami sono stati trovati reperti che dimostrano che vi fossero comunità già nel periodo preistorico. E’ pur vero che  l’importanza storica ed archeologica di Khami risale al 1.000 e  i suoi legami con Great Zimbabwe sono documentati. Purtroppo la diffidenza dei regnanti impediva che i commerci si estendessero anche a letterati che potessero testimoniare sull’importanza culturale di Khami e quindi soltanto la trasmissione orale non ha permesso agli archeologi di ulteriormente indagare e rimane esclusivamente una conoscenza tradizionale.

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Grazie a un valido libretto in inglese ci siamo resi conto che gli unici riscontri scritti sono in documenti portoghesi dove vi sono indicazioni precise sugli importanti commerci relativi all’avorio tratto dagli elefanti, pelli di animali, oro e gli scambi commerciali con la Cina e l’Europa ed il mondo islamico per i tessuti e la ceramica mentre per le collane di vetro i commerci si estendevano al sud est asiatico e all’Egitto. Con l’arrivo dei portoghesi è probabile che molte pietre siano state prelevate per altri usi e a dimostrazione di ciò vi è la cosiddetta Piattaforma della croce ove è stata ubicata una croce dominicana costruita con grossi blocchi di granito probabilmente intorno al 1644 e nel 1938 cementificata per evitare il vandalismo.

Anche noi riusciamo a cogliere che queste imponenti mura erano il simbolo del prestigio di chi occupava le piattaforme e dovevano dimostrare con la loro grandezza e bellezza il potere e il successo delle elites, esattamente come avviene nel mondo contemporaneo con le macchine e gli oggetti lussuosi posseduti.

Dopo alcune ore di una piacevole escursione abbiamo lasciato Khami convinte di avere scoperto un sito poco conosciuto ma sicuramente importante per la cultura africana.

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